Una scadenza cruciale si staglia all’orizzonte per il settore delle locazioni turistiche extralberghiere: l’obbligo di esporre il Codice Identificativo Nazionale sulla pubblica via.
Secondo i dati ufficiali però, ad oggi oltre il 36% delle strutture ricettive non dispone ancora del CIN, nonostante la Banca Dati delle Strutture Ricettive (BDSR) sia operativa da tre mesi. La lentezza nell’adeguamento rappresenta un campanello d’allarme, soprattutto in vista dell’imminente scadenza.
Per approfondire il tema, ho chiesto un parere a Dario Bozzi, property manager di Stay Easy, che ha offerto una prospettiva interessante su vantaggi, criticità e possibili miglioramenti legati a questa misura.
Cos’è il CIN e perché è importante
Il Codice Identificativo Nazionale è una misura pensata per rendere il settore delle locazioni turistiche più trasparente. Si tratta di un codice univoco che identifica ogni struttura ricettiva registrata presso la BDSR, un’iniziativa volta a contrastare l’abusivismo e a garantire una maggiore tutela per gli ospiti e per la concorrenza leale tra operatori.
Nello specifico, l’esposizione obbligatoria del CIN sulla pubblica via è stata concepita per rendere immediatamente riconoscibili le strutture regolari. Tuttavia, questa scelta ha suscitato perplessità e critiche da parte degli addetti ai lavori, come emerge dal confronto con Dario Bozzi.
Il parere di un esperto del settore
“La misura presenta sia vantaggi pratici, se applicata nel modo corretto, sia potenziali criticità,” afferma Bozzi, property manager presso Stay Easy. “Personalmente non comprendo l’esigenza di dover esporre il CIN esternamente rispetto allo stabile. Ritengo che sarebbe sufficiente una targa posta sopra la porta d’ingresso, come avviene in Spagna: una soluzione discreta che non lede il decoro condominiale ma che al tempo stesso identifica inequivocabilmente l’attività, consentendo le opportune verifiche.”
Questo approccio più discreto potrebbe risolvere alcune delle criticità segnalate dai proprietari, come il rischio di impattare negativamente sull’estetica degli edifici condominiali o di suscitare polemiche tra vicini. Tuttavia, l’esposizione esterna obbligatoria è stata difesa dalle istituzioni come un modo per migliorare la trasparenza e facilitare i controlli.
I vantaggi dell’obbligo del CIN
Tra i principali benefici individuati da Dario Bozzi rispetto all’obbligo del CIN, emerge l’importanza della lotta all’abusivismo: “Vedo un forte incentivo da parte del Governo a contrastare l’abusivismo, soprattutto se il CIN venisse integrato anche nelle dichiarazioni dei redditi. In tal modo, con un adeguato sistema di comunicazione tra le diverse piattaforme della pubblica amministrazione – sia a livello locale che nazionale (come Agenzia delle Entrate e Catasto) – l’abusivismo potrebbe essere affrontato in maniera più efficace.”
Questo passaggio rappresenta un punto cardine della nuova normativa. Assicurare che il CIN venga utilizzato come uno strumento di controllo fiscale contribuirebbe infatti a rendere il settore più equo e professionale, garantendo che tutte le attività paghino le imposte dovute.
In generale, dal punto di vista tecnico, il processo di ottenimento del CIN è stato progettato per essere semplice e accessibile. “La procedura è molto banale e funziona” sottolinea a tal proposito Bozzi. Tuttavia, la difficoltà non risiede tanto nel processo burocratico quanto nella capacità degli operatori di comprendere l’importanza di adeguarsi rapidamente e rispettare le nuove norme.
“Questa misura, se ben implementata, favorirà una maggiore professionalizzazione del settore,” sostiene Dario Bozzi. “Meno fai da te e più attenzione alle normative: il che può essere solo un bene. A Milano, ad esempio, il livello di professionalizzazione è già altissimo, ma in altre realtà c’è ancora molta strada da fare.”
In effetti una maggiore professionalizzazione potrebbe significare anche un miglioramento dell’esperienza per gli ospiti, che potranno contare su strutture più regolari e affidabili. Allo stesso tempo, i proprietari che operano nel rispetto delle regole avranno finalmente un mercato più equo e competitivo.
Nonostante le buone intenzioni alla base di questa normativa, restano però alcuni dubbi sulla sua applicazione pratica e sui risultati che potrà effettivamente ottenere. “Resta da capire se questa misura si tradurrà in un risultato concreto o se resterà soltanto un’idea ambiziosa,” conclude Bozzi.
L’auspicio è che le autorità competenti sappiano monitorare e supportare il settore durante questa transizione, garantendo che il nuovo sistema venga applicato in modo uniforme e giusto per tutti.